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CAPITOLO  II

 

AURORA  PROMETTENTE

         Situata a nord-est dell’Italia, fra le Alpi e il mare Adriatico, si stende la regione VENETO, che presenta un territorio assai vasto.
         Ad una zona nettamente montana nella parte interna nord-occidentale, fa seguito una fascia collinosa che segna il passaggio ad una vasta pianura, la quale si distende ad oriente e a sud sino al mare e al Po.
         La parte montuosa, detta anche Cadore, si addentra nelle Alpi vere e proprie fino al confine austriaco con l’intero bacino dell’alto Piave e dei suoi affluenti.
         E’ una zona alpina di grande bellezza, che va dalle Dolomiti al versante interno delle Alpi Carniche e comprende i monti dolomitici più noti: la Marmolada, il Sella, il Civetta, il Pelmo, l’Antelao e gli splendidi gruppi delle Tofane, del Cristallo, delle Tre Cime di Lavaredo, dei Cadini e del Sorapis che dominano, al centro, la meravigliosa conca di Cortina d’Ampezzo.
         Alla fascia prealpina appartengono cime famose per gli eroici combattimenti che si svolsero nella prima guerra mondiale.
         Subito ad est del Garda è il monte Baldo; vengono poi i Lessìni e il Pasubio; quindi una serie di altipiani dominanti la pianura, alcuni, come quello di Asiago, fertili e coperti di prati altri invece, come quelli del Grappa e dell’Ortigara, aridi e rocciosi; altri infine, come quelli di Consiglio sopra Vittorio Veneto, folti di boschi.
         Ai piedi delle Prealpi e parallelamente ad esse corrono, quasi ininterrottamente, i modesti rilievi della zona collinare, alcuni dei quali, come i Monti Berici e i Colli Euganei, si spingono ben addentro anche alla zona pianeggiante.
         Le colline venete presentano una grande varietà di aspetti, dovuta in parte alla loro diversa origine ….
         La parte alta della pianura presenta un suolo ghiaioso e assorbente, con caratteri diversi da quelli della Bassa, dove il terreno è argilloso e poco permeabile.
         LA Bassa è sovrabbondante di acque regolate da argini e da canali e termina al mare con una striscia litoranea in più punti paludosa, rotta da un labirinto di fiumi e canali e coronata di lagune (Venezia, Caorle, …); a sud è caratterizzata dall’ampio delta padano.
         Dopo il Po, il fiume più importante del Veneto è l’Adige (che appartiene alla regione veneta solo nel corso inferiore); vengono poi il Mincio, il Brenta, il Piave (sacro agli Italiani per l’eroica resistenza contro l’invasore nella prima guerra mondiale), ed infine la Livenza e il Tagliamento.
         Il Veneto conta pochi laghi e per di più piccoli, ad eccezione del Garda, che peraltro è suddiviso con le altre due regioni confinanti, la Lombardia e il Trentino-Alto Adige.
         Con le sue sette province (Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza) il Veneto confina al nord con il Trentino-Alto Adige e con l’Austria, a est con il Friuli-Venezia Giulia e con il mare Adriatico, a sud con l’Emilia-Romagna, ad ovest con la Lombardia e con il Trentino-Alto Adige. (1)
         In questa terra vive la grande famiglia veneta, che è tra le più vivaci, operose e intelligenti della nostra Italia.
         Terra veneta, terra completa! Non si sa se per fecondità di suolo o bellezza di città, se per grazia di borgate o gentilezza di costumi vi sia altro paese che possa eguagliare la terra veneta.
Vuoi pace e silenzio? Pòrtati nelle solitarie valli del Cadore, dove i rumori più grandi sono lo stormir delle fronde e il mormorio delle cascate. Oppure sosta sotto i cipressi in riva al Garda, o solca le lagune che si distendono placide per tutto l’arco del Golfo di Venezia.
         Ti affascina l’arte? Ma la terra veneta è tutta una galleria d’arte! Venezia sulla laguna. Verona tra il monte e il piano, Vicenza, Treviso,
Padova hanno tante e tali meraviglie d’arte da far stupire il visitatore.
         Vuoi la vita operosa? Portati allora a Schio o a Valdagno, davanti al porto di Marghera Vuoi la dolcezza dei colli? Ecco gli Euganei cari al Foscolo, al Byron, al Tetrarca; oppure i dolci Berici, i poggi di Bassano, di Vittorio Veneto.
Ami la pace dei campi? La marca di Treviso, tutta disseminata di ville

accoglienti, te la può dare. Ed ancora la puoi trovare lungo le rive dei
canali e dei fiumi, sulle cui acque scorrono lente le barche.
         E monti e piani e fiumi ti parlano di ricordi cari alla Patria …
E’ qui che cominciò la storia della nuova Italia. (2)
         Ed e’ qui, in questo lembo di paradiso terrestre, che avrebbe dovuto nascere e vivere Silvio, se …; se le cose non fossero andate diversamente.
* * *
Quando nonno Giovanni DiSSEGNA nasce l’8 aprile 1899 a Cittadella (Padova), la sua famiglia risiedeva a Bassano del Grappa.
E’ una famiglia di contadini e sono in sette – cinque fratelli più i genitori – a dover strappare il pane quotidiano alla piccola cascina che coltivano.
         A quei tempi non c’erano grandi industrie e l’unico rimedio, una volta cresciuta la famiglia, era quello di cercarsi un podere più grande da prendere a mezzadria

1) Cfr. Enciclopedia LABOR del ragazzo italiano, vol. I, Milano 1966.

(2) Cfr. Meravigliosa Italia: enciclopedia delle Regioni, a cura di Valerio LUGANI, ed Aristea, Milano 1978 (vol. Veneto

         La Provvidenza vuole che il conte Di Broglio – presidente della Corte dei Conti di Roma e residente a Resana (Treviso) – venga a sapere che la famiglia Dissegna cerca un terreno più vasto in affitto e lui stesso ne mette uno a disposizione, situato a Castelminio (Treviso).
         La famiglia si trasferisce nel nuovo podere nel 1916.
         Dei cinque fratelli (tutti sposati) uno va ben presto in America a cercare fortuna, due muoiono in guerra (prima guerra mondiale):restano a coltivare la terra a Castelminio Giovanni (dopo tre anni di fronte) e Bernardo.
         Intanto le famiglie sono diventate nuovamente numerose e presto o tardi nuove soluzioni si sarebbero rese necessarie.
         Nonno Giovanni Dissegna conosce nonna Ester Marin di Piombino Dese (Padova) – anche lei figlia di contadini – perché le loro cascine sono molto vicine, pur appartenendo a due province diverse: Padova e Treviso.
         Si sposano nel 1923 a Piombino Dese e dalla loro unione nascono ben
nove figli, tre maschi e sei femmine, la prima delle quali è tutt’ora suora del Cottolengo.
Papà Ottavio Dissegna, uno dei tre figli maschi di nonno Giovanni e nonna Ester, vede la luce a Castelfranco Veneto (Treviso) nel 1937 e cresce con gli altri fratelli e sorelle nella grande famiglia patriarcale.
         Nonno Giovanni constata che le risorse che la terra gli offre non sono sufficienti per sfamare undici bocche; ed allora, per più di trent’anni, alterna il lavoro dei campi a quello ancora più faticoso di operaio nella fornace del paese, nonostante l’invalidità riportata durante i tre anni di militare.
         Nel frattempo la famiglia cresce e una nuova soluzione ora si impone con urgenza.
         Si va in cerca di una cascina più estesa, e questa volta la si trova in Piemonte, a Poirino.
         Ed è così che il 17 novembre 1954 nonno Giovanni Dissegna e nonna Ester Marin con otto dei loro figli (tra cui il futuro papà Ottavio) racimolate le loro masserizie, partono alla volta della borgata Becchio come mezzadri, nella cascina dei fratelli Felice e Giuseppe Maina, che nel 1974 riescono ad acquistare.
         Papà Ottavio vede che la sua robustezza fisica gli permette anche un secondo lavoro e lo cerca alla FIAT, dove entra come operaio nel giugno 1960.
         Nel 1964 conosce mamma Gabriella Martignon del 1943, di Piombino Dese (il paese natio di nonna Ester Marin), che allora viveva a Torino presso una sorella sposata.
I genitori di mamma Gabriella (Clemente Martignon e Agata Fusaro) erano ambedue di Piombino Dese, ambedue appartenenti a famiglie di mezzadri.
         Anch’essi ebbero nove figli e anche nonno Clemente arrotondava il magro reddito di mezzadro con il lavoro in fabbrica.
         Mamma Gabriella, dopo aver frequentato le scuole a Piombino Dese, emigra a Torino presso la sorella Anna e trova lavoro in un’azienda.
         Ed è proprio da zia Anna che papà Ottavio, in una domenica di settembre 1964, si incontra per la prima volta con mamma Gabriella.
         L’incontro non è casuale, dato che le famiglie Dissegna e Martignon già si conoscevano nel Veneto, a motivo delle terre confinanti.
         Due anni sono sufficienti per far scoccare la scintilla dell’amore, per trasformarla in fiamma, per far divampare un incendio …..
         E questo amore che brucia nei loro cuori lo consacrano a Torino, nella chiesa parrocchiale di S. Giulia, la domenica 17 aprile 1966, davanti al curato don Giuseppe Riva.
         I novelli sposi prendono residenza a Poirino, vicino ai nonni Dissegna.
         Nel 1967, il 1° luglio, all’ospedale di Moncalieri (reparto Maternità) sboccia il primo fiore: SILVIO, che viene battezzato nella cappella dell’ospedale dal domenicano P. Domenico Moine.
         Il 6 luglio dell’anno seguente vede la luce il secondogenito, Carlo.

* * *

         Già da piccolo Silvio si dimostra un bambino diverso da tanti altri.
         Rimane nella sua culla sereno e tranquillo e trascorre delle ore da solo, senza mai piangere.
         Quando non sente più alcun movimento attorno a sé, alza la sua testolina bruna; e appena vede mamma o papà si rimette disteso. Si fa sentire con qualche strillo solamente quando ha fame o per far capire che deve essere … cambiato.
         Ad un anno già cammina da solo, seguendo i genitori per la casa o nel giardino.
         Un giorno, mentre si pranza – aveva circa due anni – si accorge che sulla tavola manca il vino. La mamma si era assentata, richiamata nella stanza dagli strilli del fratellino Carlo.
         Senza farsi accorgere da papà, Silvio scende in cantina, prende un bottiglione di vino, ma mentre sta uscendo cade e rompe il recipiente. Un vetro lo taglia sotto il labbro inferiore. Viene subito portato al Pronto Soccorso di Moncalieri, dove Silvio non versa neppure una lacrima, tra lo stupore del medico e dell’infermiera.
         Le parole che ripeteva erano: “Volevo portare il vino al mio papà”.
         Gran parte del suo tempo lo trascorre accanto al fratello Carlo – di un anno inferiore a lui – intrattenendolo con giochi.
         Una sera- avrà avuto tre anni – Silvio si accorge che è finito l’olio. Non dice una parola, si alza e, presa la grossa latta, cerca di riempire la bottiglia.
         Ma, anche questa volta, la cosa volge in … tragedia. L’olio si rovescia a terra, e mentre chiama in aiuto la mamma il piccolo mette un piede sul liquido versato e scivola. La mamma lo sgrida ed egli ne soffre per giorni ripetendo: “Volevo solo aiutare la mamma”.
         Fin dai primi anni Silvio dimostra una maturità non consona alla sua età, e la mamma ha fin d’allora la vaga sensazione che a Silvio dovesse capitare qualcosa, tanto era diverso dal fratello Carlo, che invece passava le giornate a combinare marachelle.
         Silvio capisce che la mamma ha tanto lavoro e, per aiutarla, tutte le sere – senza che alcuno glielo dica – bagna i fiori, senza mai dimenticare un solo vaso.
         Esegue alla perfezione qualsiasi lavoro o commissione. Le volte in cui, contro la sua volontà, sbaglia, è subito pronto a chiedere scusa.
         Come quel giorno che la sua cagnetta Diana gli scappa nel bosco ed egli ansioso ne va alla ricerca. Al ritorno la mamma lo sgrida, perché è stata in pena per lui, ed egli si mette a piangere dicendo: “Mamma, scusami, ma non volevo perdere la mia Diana”.
         Un fatto che conferma la precoce verità di Silvio è quello capitato quando egli ha poco più di sei anni e sta frequentando la prima elementare. Un giorno, dopo aver pranzato tutti e quattro assieme – papà, mamma Silvio e Carlo – il padre parte per andare a lavorare.
         Silvio, come al solito, lo accompagna fin sulla strada e chiude il cancello.
         Verso le quattro pomeridiane la mamma si sente male e sviene.
Silvio non si perde di coraggio; mentre suo fratello Carlo si mette a piangere, lui prende la guida telefonica e cerca il numero della FIAT di Carmagnola e chiede al centralino di passargli papà perché deve parlargli subito.
         Al centralinista che gli chiede dove lavora papà e come si chiama, Silvio sa spiegare tutto.
         Il babbo viene rintracciato tempestivamente e messo in comunicazione col figlio che è rimasto all’apparecchio: “Papà, vieni a casa subito, ché la mamma non sta bene, ma vieni subito!”.

* * *

         Giunto il momento di fare la Prima Comunione, Silvio dice ai genitori che egli desidera ricevere l’amico Gesù assieme a suo fratello Carlo, perché gli pare di fare torto a suo fratello, a cui è tanto affezionato.
         Purtroppo le recenti disposizioni della Chiesa non permettevano di esaudire le … legittime aspirazioni di Silvio.
         Il suo parroco, pur non staccandosi da quanto prescritto dal Vescovo, cerca di salvare l’una e l’altra cosa. Posticipa di alcuni mesi la Comunione di Silvio, anticipa di alcuni mesi quella di Carlo e i due fratellini ricevono assieme per la prima volta Gesù Eucaristia al pilone della borgata, dedicato a S. PIO X, una domenica di settembre del 1975.
         Questo magnifico pilone, quasi cappella agreste, era stato eretto dalla famiglia Dissegna, presso la propria casa nuova, dieci anni prima, nel 1965, e benedetto il lunedì 6 settembre – con il permesso del vicario capitolare di Torino mons. Stefano Tinivella – dall’allora vicario foraneo e prevosto di S. Maria Maggiore di Poirino don Giuseppe Galli, il quale pure celebra la S. Messa davanti all’immagine buona e paterna di Papa Sarto, veneto, di Riese, paese poco distante dai luoghi di origine delle famiglia Dissegna e Martignon. Anzi, nonna Agata era propria nativa di Riese e questo era per lei motivo di gioia e di fierezza; ella si spegnerà a tre mesi esatti dal nipotino (24 settembre 1979), dopo aver visto e sentito in sogno il piccolo Silvio che invitava a raggiungerlo presto il Cielo.
(2 continua)

 

 

 

 

   
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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