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CAPITOLO  I

 

TRAMONTO  DI  SANGUE

                Nella penombra di una stanza con le persiane abbassate un bimbo di 12 anni affronta da sei mesi il calvario di dolori sempre più lancinanti.

            Lentamente la sua vita si spegne. Giorno dopo giorno il cancro divora il suo corpo …

                Nella casa alla periferia di Poirino, tra il silenzio dei prati e dei boschi, i genitori difendono, con disperazione, gli esili fili che ancora legano alla vita il loro primogenito …

                Medici, cure, ricovero a Parigi con la speranza che un’operazione sia la salvezza.

                Ma nulla vale a salvare la vita di un bambino che, con forza d’animo e serenità, sente la presenza di una malattia incurabile e riesce, con la sua dolcezza e il suo sorriso, a ridare fiducia e coraggio ai genitori distrutti.

                Da sei mesi il suo corpo giace sul letto. I dolori lo spezzano, sempre più convulsi, sempre più frequenti. Solo il calmante li attenua……

                Nella casa dalla persiane verdi una madre piange …..

                E il bimbo peggiora. Sopporta senza lacrime e senza grida dolori atroci, ma quando il male lo ha ridotto allo stremo delle forze si rivolge alla mamma:

“Per favore, chiama la zia!”.

                E’ il momento dell’iniezione. (1)

                Zia Narcisa, sorella del papà, puntuale e premurosa arriva in bicicletta, appena ricevuta la telefonata.

                C’è una precisa intesa tra zia Narcisa e il nipote Silvio, ormai piombato nella cecità più assoluta e nella quasi completa sordità.

                Entrando la zia si accosta al letto, afferra la mano scricchiolante

del nipotino, la stringe con un tocco particolare che solo loro due conoscono:

Silvio sa che è presente lei e si prepara all’iniezione.

Ogni parte del corpo, ridotto ormai ad uno scheletro, è stata bucherellata,

ripetutamente; negli ultimi giorni sono le braccia che offrono ancora qualche

possibilità di accogliere il farmaco.

 

L’”addio” non ha un cerimoniale particolare: la zia non deve far nulla, perché il grazie quasi gridato di Silvio serve da tacito commiato

 

1) Simonetta CONTI, in LA STAMPA del 1° settembre 1979.

 

*  *  *

                Verso la fine di agosto 1979 manca il calmante perché molte farmacie sono chiuse per ferie, altre ne sono sprovviste.

                Si lancia un SOS tramite radio e stampa; intervengono l’Ospedale Militare di Torino e quello Mauriziano, che consegnano le fiale che hanno in deposito.

                Il Parroco di Poirino, don Vincenzo Pansa, prima di partire in pellegrinaggio per Lourdes viene a salutare Silvio e a portargli la Comunione.

                Alla domanda: Che cosa debba chiedere alla Madonna a Lourdes, Silvio risponde:

“Dica alla Madonna di aiutare la mamma e il papà, che a nessuno della mia famiglia e dei miei amici venga un male come il mio e, se è possibile, di farmi guarire”.

                Nel frattempo l’occhio sinistro gli esce dalla testa. Silvio non ne fa una tragedia: al confronto con il dolore che ha alle gambe, l’occhio non gli dà un gran fastidio.

                Il caldo e il sudore gli allargano sempre di più le piaghe. Lo si sente ripetere accorato:

“Signore Gesù, io soffro come quando Tu trasportavi la croce ed eri picchiato. Io sono qui nel letto con tanto male: le mie sofferenze le unisco alle tue. Stammi vicino, Gesù!”.

                Ogni volta che un sacerdote viene a trovarlo, nell’accomiatarsi Silvio si raccomanda alle sue preghiere.

                Un mattino di metà settembre, dopo una notte insonne e in presa a dolori strazianti, confida alla mamma:

“Mamma, io sto percorrendo la strada del Calvario, da dopo ci sarà ancora la crocifissione. Sento che così non può durare a lungo. Cosa faccio ancora io in questo mondo? Mamma, preparati ….”.

 

                Continua a rifiutare la compagnia di chiunque durante la notte: “Voglio pregare da solo. Gesù vuole da me molte sofferenze e preghiere”.

                Un giorno, che il dolore ha toccato il culmine della tolleranza, esclama:

“Prendimi con Te, Gesù! Sono stanco di soffrire!”.

                Si arriva così alle soglie dell’autunno. Il suo fisico è ridotto ad un cencio, il suo pallore è cadaverico. Le sofferenze non gli danno più tregua. Non si sa più dove fargli le iniezioni. E una volta fatte, il beneficio è quasi nullo.

                Il venerdì 21 settembre Silvio si aggrava, non mangia più, non beve più.

                Ha ancora la forza di gridare:

“Mamma, fai qualcosa per me, voglio rimanere con voi, vi ho sempre voluto bene! Fate qualcosa al vostro Silvio, ho tanto male!”.

                Sabato notte si sveglia piangendo. Per la prima volta vuole i genitori accanto al suo letto:

“Statemi vicini, vi voglio qui con me, datemi la mano!”.

                Alla domenica papà gli fa un’iniezione, perché manca la zia. Silvio la vuole sul braccio e dice candidamente al babbo:

“E’ l’ultima che mi fai ….”.

                Non si addormenta più, gli manca il respiro, che si fa sempre più affannoso. Le gambe sono già fredde, pure le braccia.

                Il lunedì 24 settembre il Parroco gli porta il Viatico e gli amministra di nuovo l’Unzione degli Infermi.

                Silvio, che in parte ha riacquistato l’udito, segue il rito in piena lucidità, rispondendo fino all’ultima preghiera, e quasi grida l’Amen finale.

                Nel tardo pomeriggio chiama suo fratello Carlo: lo vuole salutare. Carlo va nella sua camera. Silvio lo bacia e gli dice:

“Grazie, Carlo, che sei venuto a salutarmi”.

                Poi, rivolto alla mamma: Mamma, vieni qui vicino, dammi la mano”.

                Mentre il giorno ormai declina e le prime ombre della notte avvolgono ogni cosa, un ultimo grido:

“Mamma, papà ….”.

                E così moriva il bimbo di 12 anni, che aveva tanta voglia di vivere.

L’orologio segnava le 21,20: il calendario recava la data del 24 settembre 1979.

 

(1 - continua)

 

 

 

   
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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